16.12.2019, ore 11:31

I miei libri

 

Il Buio e la Luce

La Luce, sprigionata dalla vitalità che solo un ventenne può irradiare. E il Buio, nel quale cova un male oscuro e subdolo, pronto ad azzerare ogni equilibrio. La Luce, che avvolge un uomo quando crede di aver trovato il vero amore. E il Buio, che lo annienta quando capisce che era tutta un’illusione. La Luce, che avvolge Giampaolo nella sua estrema danza con la vita. E il Buio, che lo annienta nella coraggiosa lotta contro la depressione. Il Buio e la Luce, in un equilibrio costante, che in questo commovente esordio letterario ci conducono lungo i lidi della cruda verità di ogni giorno.

Titolo: Il buio e la luce

Autore: Giampaolo Bellucci

Genere: Narrativa

Art director: Carlo Alberto Cecchini

GRUPPO REDAZIONALE Parva Inutilia Management

Form. (mm.) 202 x 130 Spessore: 8

Pag. 120

Prezzo: 13.90

ISBN – 978-88-6354-338-4

Il primo capitolo, un piccolo assaggio:

IL BUIO E LA LUCE

Di Giampaolo Bellucci

 

Q uesta storia è dedicata a tutte le persone che soffrono di depressione, disturbo bipolare e di altri disturbi mentali, dicendo loro di non vergognarsi mai e di curarsi sempre, anche se mi rendo perfettamente conto che nei confronti di questo tipo di malattie ci siano ancora molti pregiudizi. Capisco che ammettere ed accettare questo tipo di problemi non sia per niente facile e ancora più difficile è varcare la soglia della porta di uno psichiatra per chiedergli aiuto, ma sappiate che una persona su quattro soffre di disturbi mentali e che queste patologie sono seconde solo ai problemi cardiovascolari e che il consumo degli psicofarmaci è di poco più basso di quello degli antibiotici.

Ci terrei a fare i nomi di alcuni personaggi famosi che hanno lottato senza alcun timore contro il pregiudizio, testimoniando con coraggio i loro disagi mentali. Tra questi voglio ricordare la grandissima Sandra Mondaini,Vittorio Gassman,Ornella Vanoni; ma potrei continuare all’infinito a citare una vasta gamma di nomi illustri che hanno sofferto e soffrono di depressione e altre patologie che colpiscono la mente e l’anima.

“Tutto ciò che è grande nel mondo lo dobbiamo ai nevrotici”.

M. Proust

“La pazzia è solo un eccesso d’intelligenza”.

GP. Bellucci.

Senza parole

Era una fredda mattina di dicembre, avevo passato la notte insonne, come capita ogni volta che devo affrontare un viaggio, o devo fare qualsiasi altra cosa di importante.

Guardai l’orologio, erano le 5:30 e dovevo alzarmi per andare alla stazione.

Mi aspettava un lungo tragitto fino a Milano, dove avrei incontrato una persona abbastanza importante per parlare della possibilità di una collaborazione in un suo progetto, al quale tenevo molto.

A dir la verità, il solo pensiero di lasciare il tepore di quel letto per consegnarmi al freddo invernale, mi incupiva tremendamente.

Ma poi mi scossi, sbrigai in fretta tutte le cose che dovevo fare e uscii.

Non mi ero sbagliato: il freddo penetrava nella pelle e poi scendeva dritto nelle ossa.

Dall’alto, una luna stanca e offuscata mi guardava, mentre camminavo velocemente, a testa bassa, con le mani chiuse, infilate nella tasca del cappotto. Avrei voluto fumare una sigaretta, ma il solo pensiero di togliermi i guanti mi sconcertava.

Lungo il viale c’era un’atmosfera bellissima, gli alberi sembravano parlare sotto il chiarore di quella luna di cristallo, il silenzio era spezzato di tanto in tanto dal rumore di qualche auto che passava per poi perdersi nel tempo.

Dopo una ventina di minuti arrivai alla stazione. Si mostrava ai miei occhi totalmente immobile e deserta. Mi fermai ad osservare il mio volto, riflesso nel finestrino di un treno: avevo le gote e la punta del naso arrossate, il freddo aveva trasformato il mio viso, sembravo un ubriaco appena uscito dall’osteria.

Mi sedetti su una panchina ad aspettare e, poco dopo, fu annunciato il binario di partenza.

Appena su, fui piacevolmente assalito dal contrasto tra il freddo esterno e il calore che avvolgeva i passeggeri nelle carrozze del convoglio. Trovai subito un posto dove sedermi.

Il rumore del treno in movimento accompagnava i miei pensieri, ma il fatto che non avessi dormito cominciava a farsi sentire. Così chiusi gli occhi per sprofondare in un lungo sonno.

Mi svegliai di colpo alla stazione di Santa Maria Novella, a Firenze.

Aprii gli occhi agitato, e una visione onirica mi si parò davanti: era ferma sull’entrata, con i bagagli in mano. Un dolce incanto. Non ci eravamo mai visti prima,eppure i suoi occhi risplendevano come una sorta di specchio in cui riflettere una parte così intima di me da restare ancora sconosciuta.

forse ci eravamo già incontrati nei miei sogni, o nelle mie fantasie. Era come un flebile e sottile raggio di sole che illuminava all’improvviso quella cupa, grigia, mattina d’inverno.

I nostri sguardi si incrociarono e mi trovai a sprofondare nel verde dei suoi occhi, per arrivare nelle viscere di un mondo che non conoscevo, ma che, in ogni suo silenzio, mi parlava di attimi di vita autentica.

Avevo dimenticato tutto, il freddo, il motivo del mio viaggio… in quel momento esisteva solo lei e quel suo sguardo in grado di infondere nel mio corpo in letargo nuova linfa vitale.

Avrei voluto parlarle, dirle qualcosa, smarrire i miei affanni nell’armonia della sua voce, ma non riuscivo ad aprir bocca. Le parole sembravano ingabbiate nella mia mente come pesci nella rete.

Il mio cuore batteva al ritmo nuovo di una dolce melodia ancora da comporre .

Per un tempo che non saprei quantificare, le sensazioni continuarono a scorrere rapide dall’anima fino alla mente, che cercava di elaborarle, trasformandole in dolci pensieri e frasi che tuttavia restavano afone sulle mie labbra.

Mi sentivo un ragazzino stupido e impacciato davanti a quell’essere meraviglioso, che continuava a guardarmi intensamente, scrutando ogni mio particolare – atteggiamento che, in realtà, mi avrebbe irritato, se il mio sguardo non fosse rimasto impigliato nei suoi occhi, a volte sorridenti, a volte profondi e intensi.

Tutto il viaggio proseguì in questo alternarsi di emozioni, di sensazioni, di frasi mai pronunciate, ma comunque dette.

Ero certo che anche lei stesse provando le medesime cose , anche lei avrebbe voluto parlarmi, dirmi qualcosa, sciogliere quel ghiaccio apparente.

Vedevo che a volte si sentiva imbarazzata di fronte all’intensità del mio sguardo, abbassava gli occhi per un istante, ma subito dopo li ritrovavo incollati ai miei, come attratti da un’invisibile, ma potentissima calamita.

L’aria era densa di tutto il nostro pathos.

Eravamo quasi giunti al capolinea, poco dopo infatti, il treno si fermò e sentii l’altoparlante annunciare: “Milano centrale, stazione di Milano centrale, Milano centrale”. Al solo pensiero di poter vedere quell’angelo scomparire tra la fitta e pungente nebbia di Milano, mi sentii un attimo mancare. La vidi mentre si alzava dolcemente dal sedile e tendeva le sottili braccia verso il portabagagli, ammirando tutte le sue armoniose e sinuose forme.

Mi alzai in piedi di scatto per poterla aiutare a scendere giù il suo pesante bagaglio. Avvicinandomi, le sfiorai leggermente la mano, si girò, mi guardò fisso negli occhi e mi sorrise. Avrei voluto dirle qualcosa, ma le parole rimasero ancora ingabbiate nella gola. Le scesi la valigia dal treno, e non potei far altro che seguirla con lo sguardo mentre si perdeva nella fitta nebbia di una Milano ancora assonnata.

Mi persi un attimo nei miei pensieri: quale era il suo nome?Aveva un fidanzato? Un giorno l’avrei rivista?

Cento, mille domande s’inseguivano tra loro nella mente, infittendo quel dolce mistero.

Al mio risveglio, fui colto da un attimo di tristezza, ma poi, cullato dal mare delle emozioni provate, mi immersi nel traffico umano della stazione, per dirigermi all’appuntamento.

 

Il Treno dei Pensieri

La lirica di Giampaolo Bellucci è un viaggio in profondità, verso abissi di grande sofferenza, vissuta e raccontata attraverso immagini: l’autore cerca di scavare (“come un buldozer”) con le unghie, dentro il suo cuore e all’interno dei pensieri più spaventosi, “Cerco dentro di me e vado a fondo / Immergendomi nel profondo abisso dell’uomo” (La spiaggia dei ricordi) per comprendere cosa ci sia alla base di questa sensazione di depressione che lo tormenta.

Dati 2009, 120 p., brossura
Editore Gruppo Albatros Il Filo   (collana  Nuove voci )