22.02.2019, ore 17:05

UN DIAGRAMMA IN VERSI PER LE OSCILLAZIONI DELL’ANIMA

Quelle di Giampaolo Bellucci che danno anche il titolo alla sua ultima raccolta, sono appunto “parole” messe in versi, “senza alcuna regola”, immediate, dichiarative, sferzanti e in qualche modo liberatorie e a presa diretta. Consapevole di scrivere “con forza” ogni suo verso, ne traccia lui stesso l’ondulatorio (e pure sussultorio) diagramma nel componimento La mia poesia, una sorta di autobiografia della scrittura che nello stesso tempo è anche scrittura insistentemente autobiografica, nell’intermittenza dell’animo e nelle oscillazioni umorali, siglate dalla ricorrente e quasi compulsivamente reiterata locuzione “a volte”, presente nell’ intera raccolta come formula tematicamente connotativa: “A volte (la mia poesia) è dura e indigesta / A volte è una campana / Che suona a festa / A volte è una calda sottana / Che più non resta / A volte è una cagna bastonata / A volte è un mattino di marzo / dall’erba bagnata…”.  Nella loro centralità, dunque, le parole a double face,  per un verso rispecchiano la cifra intimistica  della personale inquietudine e per l’altro si dispongono  come fendenti  contro le patologie sociali: “…mentre io mi svuoto / e sputo parole / tenue raggio di sole / per tutti gli indifesi / che nella vita / dal sopruso / sono stati offesi / pietre rotolanti / affilate come lame / che dalla bocca dei cantanti / scavano nel letame / e come scrisse e disse / un famoso cantautore / dal diamante non nasce niente / dallo stabbio può nascere un fiore…”.  Anche l’autore ha comunque consuetudine con le “parole in musica”, per i frequenti echi canori e perché, come compositore di testi, collabora con alcuni musicisti, avendo peraltro frequentato il Centro Europeo di Toscolano, fondato e diretto da Mogol. Anzi, molti componimenti di Bellucci si configurano proprio come “poesie-canzoni” (secondo la definizione del prefatore Domenico Adriano), nelle quali, tra sogno, utopia e cruda realtà quotidiana, il poeta dà voce alla sua “lucida follia”. Se però “a volte”, alla ricerca del “centro di gravità / che ancora non c’è”,  confessa di non trovare più “la giusta direzione / come tutti quelli / della mia generazione”,  “altre volte” invece,  con estrema baldanza, si fa “guerriero coraggioso”, esibendo nell’anticonformismo e nella denuncia dei mali del mondo, una sicurezza di tipo predicatorio che fa ritenere giustificato il rischio, riconosciuto pure da Domenico Adriano, di “togliere forza alla poesia”, mentre una maggiore interiore decantazione e la rarefazione delle tonalità espressive potrebbero imprimere alla scrittura un più disteso respiro.

Gianluca Prosperi

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G. Bellucci, Le mie parole, Ardea (Roma), Galassia Arte, 2013